'Batman eternal' é una di quelle saghe che ti tiene incollato al fumetto fino all'ultima tavola.
C'è un continuo susseguirsi di colpi di scena, di azione, di storie che lasciano il posto a vendette personali. Snyder dimostra che se coadiuvato da altri grandi artisti come Tynion IV, può riuscire a scrivere pagine importanti della storia batmaniana.
E Batman Eternal è una saga che farà la storia, la farà perché il livello di coinvolgimento e di scorrevolezza dell'impianto narrativo è molto alto, anche quando si fondono insieme più questioni, più racconti individuali che vanno a fare da corredo alla trama principale.
Ed è così che anche Hush cade nel suo ego criminale, troppo preso dai suoi progetti per accorgersi dell'ira nascosta del commissario Bard contro Batman. Quest'ultimo regge ma con l'aiuto della sua bat-famiglia, chr mai come ora è così unita a sostenerlo.
E nonostante tutto, la netta sensazione di trovarsi dinanzi all'ennesimo colpo di scena, dinanzi ad una nuova prospettiva narrativa. 'Il Cavaliere Oscuro' diventa un mensile fondamentale anche e soprattutto grazie ad Eternal che sta tirando fuori il meglio o il peggio di Gotham; una Gotham che ferisce anche i suoi presunti eroi: c'è, infatti, una confusione tremenda fra giusti e sbagliati, fra eroi e impostori. A Gotham regna il caos più terribile, l'anarchia completa a servizio dei più grandi criminali di sempre.
E poi quei disegni di Fabok nella prima parte del fumetto, che rendono questi episodi di Eternal ancora più unici e interessanti.
Si va avanti in questo modo allora, facendo leva su questo impianto narrativo che regge alla grande e sperando che il livello fumettistico, e quindi, anche e soprattutto il livello dei dialoghi, rimanga su queste vette che attualmente sono davvero una manna dal cielo... di Gotham.
Archie Goodwin e Scott Hampton, ci portano all’interno di una realtà delicata come quella sugli abusi sui minori. Con drammatica delicatezza, i due autori pongono l’universo di Batman, all’interno di un thriller con risvolti psichici dolorosi anche per il Cavaliere Oscuro, qui in completa difficoltà nelle sue decisive decisioni. Un fumetto che volge il suo sguardo altrove, rappresentando così, il riflesso terrificante di una realtà, che tante volte, non vogliamo vedere
LE IMPRESSIONI
È un fumetto dedicato ai bambini ma non per bambini.
Loro devono leggere per divertirsi, per evadere da questa realtà opprimente e schifosa che, in alcuni suoi tratti, si manifesta. Batman urla nella notte, pone il faro sul mondo delle violenze sui minori. È un fumetto che non pone Batman come eroe principale; qui non esiste la solita scalata per erigere Batman a super eroe consacrato. In questo fumetto, si attacca addosso al lettore, il dolore di una realtà contemporanea cosi pesante.
Gordon e il Cavaliere Oscuro sono alle prese con casi di violenze sui minori. Urla di bambini nella notte che vengono privati di un’infanzia spensierata. Bambini già grandi; piccole creature alle prese con mostri dalle barbe grandi.
È anche un viaggio nei centri di riabilitazione per bambini vittime di abusi.
La storia degli eventi passa quasi in secondo piano dinanzi a questa tematica, mai nessuno prima era riuscito a raccontare qualcosa del genere in un fumetto. Archie Goodwin, rischia con questa delicata operazione, ma è un rischio maturo, mai fuori le righe e che pone il fumetto ad un riflesso esatto della realtà.
I personaggi vengono presentati con tutto il loro carico di desolazione disperata, e anche Batman si ritrova in difficoltà, alla fine, nel punire la persona che uccide chi abusa sui minori. Perché Batman non riesce a decidere, lui non sa se sia giusto o meno, punire chi fa giustizia, anche se a suo modo. Forse questa storia è troppo anche per Batman, che mostra qui tutte le sue fragilità psichiche.
Cosi si urla nella notte, ci si sfoga perché alla fine siamo uomini soli, uomini che tante volte spaventano e lacerano il cuore di piccole perle umane.
I disegni sono un capolavoro di pittura di Scott Hampton. Sono disegni adatti per la storia dura di questo fumetto.
Batman urla nella notte, cambia nuovamente le regole del buon fumetto, e forse qualcuno storcerà il naso per questa operazione narrativa, ma non noi: perché se i supereroi sono lo specchio del nostro io più coraggioso, anche le storie che ne derivano da esse sono lo specchio di una realtà, che tante volte, nascondiamo per paura.
Fra gli album più rock ho scelto non tanto le canzoni che qualitavamente sono le migliori, ma più che altro ho fatto riferimento alla quantità. Una classifica quindi per comprendere meglio quali siano i lavori più ispirati dal rock, dalle chitarre distorte e da bassi e batterie sempre più potenti. Naturalmente, sono solo opinioni personali!!!
5- Il quinto posto è un ex aequo fra "C'è chi dice no" e "Sono innocente". Il primo perché ha continuato a portare avanti quelle sonorità tipicamente rock degli anni '80, con perle rock come "C'è chi dice no" e "Lunedì", ma nonostante tutto non è stato un cambiamento rock degno di nota, anche perché 'C'è chi dice no' è uno degli album più variegati e forse per questo il più bello di sempre.
L'altro album è "Sono innocente", quest'ultimo meriterebbe una menzione d'onore a parte in quanto rivoluziona compeltamente il rock di Vasco elevandolo ad un livello successivo: "Hard rock" oppure "Heavy oriented" come 'qualcuno' ha chiamato. Ci sono canzoni potenti con sonorità quasi metal, come in "Sono innocente" ma soprattutto in "Lo vedi" e "Duro incontro"; seguono poi altri pop-rock tutti strutturati con giri di chitarre uniche nel loro genere.
4- "Il mondo che vorrei": per qualcuno potrebbe essere una sorpresa, ma qui c'è da abbattere il pregiudizio più grande che la musica di Vasco si porta dietro, e cioè la bassa qualità delle nuove produzioni. Eh no, perché non possiamo certamente tirarci indietro nell'affermare che questo album sia tra i più rock di sempre, un rock pulito, americano, meno puro ma più duro. "Gioca con me"; "Dimmelo te"; "Cosa importa a me"; "Qui si fa la storia"; "Non sopporto", e poi ballate come "Il mondo che vorrei" che fanno dell'assolo finale una chiusura rock perfetta.
Gli altri pezzi dell'album sono molto pop, ma quando in un album vengono sfornate sonorità del genere come in "Gioca con me" (parlo di musica qui non testo), non si può non metterlo in una classifica rock come questa.
Stiamo facendo la classifica degli album più rock, non più belli!
3- "Liberi... liberi": solo terzo?? Già, già, l'unico difetto che possiamo reputargli è il fatto che tutte le canzoni rock siano nella prima parte, se si fa eccezione per "Stasera". L'album però è devastante, con sonorità potentissime e testi sempre perfetti. Basta ascoltare "Domenica lunatica"; "Ormai è tardi"; "Muoviti" e "Vivere senza te". Colossi del rock made in Italy, canzoni ormai rimaste e impresse nella memoria di ogni amante di questo genere.
2- "Gli spari sopra": eh già, qua siamo dinanzi all'opera rock quasi perfetta. Certo, c'è qualche scivolone abbastanza pop del tipo "Hai ragione tu" oppure "Occhi blu", ma per il resto anche nelle ballate l'impronta rock è evidente. Su tutte spiccano naturalmente "Lo show"; "Gli spari sopra"; "Non appari mai"; "Delusa"; "Vuoi star ferma". Alcuni sono rock quasi incompleti nel testo, come in "Vuoi star ferma", altre volte, come nel caso di "Non appari mai", sono perle storiche, epocali, che rimarranno nel tempo e che sono già Storia.
1- "Siamo solo noi": il primo posto è tutto suo! Il perché è spiegato in poche parole: 'Siamo solo noi' è il primo vero album completo in Italia in stile puramente rock, un rock mai sentito prima così forte nella nostra nazione: solo Ivan Graziani ed Edoardo Bennato avevano fatto ascoltare qualcosa di simile, ma di certo non con la stessa intensità, la stessa variegazione nella composizione delle musiche e nei testi, che "risuonano" oggi, più forti che mai.
E allora si viaggia sulle note dell'inno generazionale, del capolavoro più grande: "Siamo solo noi"; nella provocazione di "Ieri ho sgozzato mio figlio"; nel reggae-rock di "Voglia andare al mare"; nella rivincita maschile di "Brava"; nell'evasione di "Dimentichiamoci questa città". E non è tutto, anche quando arriva la ballata come "Incredibile romantica", è sempre la chitarra elttrica a farla da padrone con assoli strepitosi, questa volta di Solieri. Chiude Valium... e provate ad ascoltare il nuovo arrangiamento fatto poi nell'album di non inediti "Rock" del 1997, credo che valga da sola tutto l'album.
Insomma, "Siamo solo noi", la perla rock di Vasco più brillante.
Quello che inizia da Montalto di
Castro non è un semplice giro di concerti, ma un vero e proprio tour nei teatri
italiani che si basa moltissimo sull’ultimo disco “Via delle Girandole 10”.
La prima data è nel Lazio, per
l’appunto a Montalto di Castro, ma più che il primo concerto è proprio una data
zero per provare la scaletta e quindi le nuove canzoni. In linea di massima
Fabrizio ha già le idee chiare da qualche giorno, e nelle settimane prima del
debutto prova insieme alla band tutta quella che sarà poi la scaletta
definitiva del Tour indoor.
La data zero del 2015 però ha una
particolarità, infatti in questa data viene invitato il Papà di Fabrizio, il
quale accetta l’invito e si presenta in teatro. Fabrizio percepisce molto la sua
presenza, è emozionato, teso, e l’emozione, come dichiarerà lui stesso, gli
giocherà un brutto scherzo. Moro sbaglia varie volte la tonalità della canzone
d’apertura “Buongiorno Papà”, certo, niente di preoccupante, anche perché il
concerto sorprende con nuove sonorità e con l’ingresso del violino suonato
magicamente da Antonio Di Cesare, la new entry della band. La scenografia dello spettacolo è sorretta da
un enorme display che trasmette immagini, video e attimi vari che provengono
dall’arte di Fabrizio: un tocco di eleganza in un concerto trascinante, ancora
non potentemente rock, ma già bello movimentato.
MONTALTO DI CASTRO, TEATRO “LEA PADOVANI” –DATA ZERO-
14/03/2015
SCALETTA TOUR INDOOR “VIA DELLE GIRANDOLE 10”
“Ciao Zì”
“Buongiorno papà”
“Tu”
“Respiro”
“E’ solo amore”
“Io so tutto”
“L’illusione”
“Alessandra sarà sempre più bella”
“Sei andata via”
“L’eternità”
“Eppure mi hai
cambiato la vita”,
“Libero”,
“Pensa”,
“Non importa”
“Sono solo parole”
“Acqua”
“La partita”
“L’Italia è di tutti”
“I remember you”
“Da una sola parte”
“Un’altra canzone per noi”
“Parole, rumori e giorni”
BIS: “L’inizio” “Sono come sono” “Il vecchio” “Babbo Natale
esiste”
BAND:Marco Marini (chitarra), Danilo Molinari (chitarra)
sostituito poi da Davide Gobello, Alessio Renzopaoli (batteria), Fabrizio
Termignone (basso), Claudio Bielli (tastiere), Andrea Di Cesare e in alcune date Suvi Valju(violino). GUARDA IL VIDEO DEL TOUR:
Il tour prosegue a Torino il 10
Aprile al “Teatro Colosseo”, una scelta coraggiosa perché Fabrizio vuole
coinvolgere e trascinare dentro la sua musica anche il bel popolo del nord. E
allora ecco che ne viene fuori un concerto ancora più trascinante, con il
nostro Moro che non molla un centimetro e non si risparmia minimamente sul
palco, coadiuvato dalla sua grande band che ora suona più decisa e con sempre
meno piccole sbavature.
Il tour continua rimanendo sempre al nord, a Bologna il
giorno dopo, 11 Aprile 2015. È forte infatti la voglia di Fabrizio di far
conoscere sempre di più la sua musica nel nord Italia. Molti fans chiedevano da
tanto un giro di concerti proprio in questa zona dello stivale italiano, e
Fabrizio insieme al suo staff capiscono subito bene che è arrivato il momento
di insistere. Anche a Bologna lo spettacolo è splendido con il nostro che
inizia a saltare di qua e di là, quasi a far capire come quel piccolo “palco”
di teatro gli vada già un po’ stretto. C’è anche una sorpresa incredibile:
Gaetano Curreri sale sul palco e insieme al Moro improvvisano “Eppure mi hai
cambiato la vita” e “I nostri anni”: un concerto unico anche per questo.
Il giorno dopo siamo
completamente da un’altra parte. Da Bologna il tour fa tappa a Bari. Fabrizio
viaggia di notte in auto con il suo amico-collaboratore Massimo Cataldo.
Arrivano a Bari quasi stremati, oltre che per il viaggio, per le due precedenti
fatiche legate al tour. Il 12 Aprile, domenica, il nostro Moro sale sul palco
già pronto per far partire la festa. Qui il pubblico è in delirio, tant’è che
in molte canzoni la sicurezza deve tenere a bada i fans pronti a saltare dalle poltrone
e ad andare verso il palco. I moropatici non sono un pubblico da teatro,
d’altronde, essi vogliono piazze, caldo afoso, le luci della festa e la
transenna come obiettivo primario, insomma, non sono certo tipi da concerti
soft. Non c’è niente da fare, sono i più belli.
Dopo queste prime date, il tour
si prende una piccola pausa per poi ripartire col botto. Sono infatti due le
date alla ripresa: 17 e 18 Aprile a Roma, all’ “Auditorium della
conciliazione”. Qui sono veri e propri concerti evento in cui il nostro è
atteso da due grandi sold-out. Ha come sempre un sapore magico una tappa di
Moro a Roma, per ogni fans è quasi un rito al quale non ci si può sottrarre.
Ancora non abbiamo detto nulla
della scaletta, ed è proprio riferendoci alle due tappe di Roma che ci
addentriamo dentro essa cercando di raccontare la sua onda emotiva.
Si inizia come abbiamo già detto
con “Buongiorno Papà” preceduta dall’intro strumentale “Ciao Zì”, una scelta
voluta fortemente da Moro. Un’entrata soft ma da brividi, con il nostro che
entra nella seconda parte con la sua bella giacca nera in vista e la t-shirt di
sotto. Poi il concerto viene sorretto da canzoni rock alternate a pezzi più
lenti adatti per l’atmosfera nel teatro. A farla da padrone sono comunque i
nuovi pezzi e il singolo apripista “Acqua”. C’è quindi una sorta di concerto
variegato dove alle ballate si sovrappongono pezzi più tirati con l’ingresso
potente del violino, forse il vero leitmotiv del tour indoor.
Comunque sia i due concerti di
Roma danno un’energia incredibile a tutta la band, una band ora messa sotto
stress. Infatti, non c’è tempo per adagiarsi sugli allori, il giorno dopo, il
19 Aprile, il tour fa tappa a Napoli, nello splendido teatro “Acacia”. Qui
un’altra grande botta di entusiasmo con un teatro pieno in ogni suo posto e
carico di felicità. Il pubblico non riesce a stare seduto e quando parte
“Alessandra sarà sempre più bella” il teatro diventa una piccola piazza con
euforici moropatici. Sono attimi infiniti che tracceranno per sempre la storia
di Fabrizio Moro.
Alcuni giorni di riposo per poi
ripartire per una tappa inedita, in Sicilia, dove il nostro è atteso ormai da
tanto tempo. La sua esibizione è all’interno del “Musica Art”. Un’esibizione
molto carica perché la Sicilia e Moro hanno un rapporto speciale, sono come due
amici che si vedono poco ma che quando lo fanno esplodono nella felicità di una
festa grande. La scaletta rimane invariata mentre Moro rimane sorpreso dalla
grande accoglienza del pubblico caldo di Sicilia. Proprio una bella ripartenza
per preparare al meglio la data successiva in quel di Milano, il 24 Aprile. Da
Catania a Milano in un giorno, roba da vecchio rocker, roba da un mondo
artistico che ormai solo Moro rappresenta. Troppi lustrini, troppi fighetti che
salgono sul palco con comodità. Moro è l’operaio della musica che con grande
professionalità sale sui vari palchi d’Italia non smentendosi mai. A Milano, al
teatro “Verme”, la festa si rinnova: qui non ci sono solo i fedelissimi ad aspettare
Fabrizio, ma anche molti curiosi che rimangono piacevolmente sorpresi da uno
spettacolo ormai consolidato in ogni suo piccolo dettaglio.
Non ci si ferma più,
e il giorno dopo Moro è già da un’altra parte, a Firenze al teatro “Puccini”.
Qui la sorpresa è grande perché il teatro è strapieno, segno che l’obiettivo di
Fabrizio è stato centrato conquistando anche quella parte d’Italia, su cui
negli anni passati si andava di meno. Ma ora con i fans del Nord si è instaurato
un rapporto ancora più caldo e più bello di prima, anzi, non sono a dire la
verità i fans del Nord, perché nei fans di Moro non ci sono differenze, sono
semplicemente fans Moropatici, stop!
Dopo Firenze arriva una pausa
lunga. Fabrizio prende respiro, la band si rilassa dopo un primo tempo di tour
veramente tirato. La ripresa è col botto, 8 Maggio a Rende (CS), al teatro “Garden”
c’è il tutto esaurito. La data doveva essere fatta prima, a Marzo, ma per via
di un’influenza passeggera, Fabrizio fu costretto a rinviare alcune date tra
cui quella di Rende. Il pubblico però ha atteso il suo beniamino e quando Fabrizio
sale sul palco, la magia si rinnova. Un concerto stupendo, con una grande
cornice di pubblico degna dei più grandi cantautori italiani. La soddisfazione
e la felicità di Fabrizio sono enormi, tant’è che durante lo spettacolo
Fabrizio non vorrebbe fermarsi mai allungando di fatto il concerto. Alla fine
dello show sembra tutto finito, ma qui il nostro decide di ricambiare ancor di
più l’amore dei fans, rimanendo fino a tarda notte per salutare i suoi
fedelissimi.
Rimane in conclusione l’immagine più bella della serata, con il
proprietario del teatro che va via insieme a Fabrizio che, come uno qualunque,
saluta tutti e si dirige con Massimo nella sua auto.
Pronti per riposare??!
Macché,
l’indomani il nostro è già a Pescara, al teatro “Massimo”; 9 Maggio. Fabrizio è
stanco, un po’ spossato anche per il viaggio sulla Salerno- Reggio Calabria, in
tal senso è strepitosa la foto che il giorno prima posta Moro sulla sua pagina
fb, una foto che lo ritrae completamente scombussolato dal viaggio al Sud. La
sua solita ironia pungente che purtroppo non tutti comprendono.
Comunque sia a Pescara appena il
nostro guru sale sul palco, tutto svanisce. Stanchezza, spossatezza, nulla
sembra più apparire sul volto e sulle movenze del nostro. Il live è la medicina
adatta per Fabrizio che salta da una parte all’altra del palco incantando i
presenti. Dopo queste due date tutto d’un
fiato, Fabrizio si ferma ancora una volta per la pausa più lunga del tour. C’è
da aspettare più di un mese per rivederlo in azione. Una pausa voluta perché
con Pescara finisce il primo giri di concerti nei teatri italiani.
Da Nord a
Sud, un tour completo e veramente unico nella carriera del nostro. Ora avanza
l’estate e i moropatici aspettano le nuove date nelle piazze. Sono pronti,
carichi, in fin dei conti la piazza è l’habitat naturale del nostro: lui ha
voluto sorprendere tutti con un tour delicato ma molto trascinante all’interno
dei teatri, ora è pronto a sprigionare tutta la sua potenza nel live
all’aperto.
Benvenuti al secondo tempo di
questo tour fantastico!
La sua storia inizia da molto lontano ma si sviluppa in un arco di tempo non definito. Un po' come i grandi supereroi, le storie di Delirio riguarderanno diverse epoche storiche, collegate ovviamente, a diverse ambientazioni.
Questo primo libro-ebook, è una via di mezzo fra un fumetto e un piccolo romanzo fantasioso. Saranno le origini di Delirio, e per quanto riguarda i disegni, sono solo delle piccole bozze fatte da ragazzi con la passione per il disegno, ma nulla di più. L'obiettivo, infatti, sarà quello di attirare tante persone che diano un verso senso e una direzione precisa al personaggio.
E' l'Anno zero di Delirio, quindi; io mi concentro soprattutto sulla sceneggiatura più che altro, affidando le mie idee a futuri disegnatori professionisti.
E' un giorno, una notte epocale perché segna il nuovo inizio... fra fumetto e romanzo supereroistico!!
Il numero 41 fa leva sul penultimo capitolo di Gioco Finale. Una saga creata da Snyder con una maturità artistica finalmente a livelli ottimali, infatti, Scott, fa passi da gigante come ci ha fatto già capire in Eternal, ma qui osa ancora di più.
Sí, è vero, l'idea è il solito veleno di Joker che annienta la città, ma qui si va oltre. Le paure dei gothamiti vengono fuse con miti passati, con una storia alle spalle del Joker presente, che rimette tutto in discussione, che segna un profilo inedito per il clown di Gotham. E poi quell'alleanza inedita fra Batman e i suoi nemici, forse un po' forzata ma sicuramente di grande presa fumettistica, su questo non ci sono dubbi
C'è pathos, voglia di scoprire il finale, c'è una bella atmosfera che preannuncia la sorpresa, il colpo di scena definitivo.
La seconda storia continua sulla falsariga della prima raccontandoci la parabola discendente di una dottoressa, usata da Joker per scopi personali. Qui c'è l'essenza bruta del Joker, della sua abile speculazione mentale verso gli altri: i più deboli. Si prende gioco della sanità mentale altrui per far scoprire come a volte basti un po' di caos per stravolgere tutto.
Buona storia da appendice alla saga principale. Ci siamo decisamente.
La terza storia cambia completamente prospettiva. Qui abbiamo Anarky e il suo piano criminale per liberare il popolo di Gotham dal male. Una storia un po' ispirata da V for Vendetta che cerca di mantenere il suo coinvolgimento iniziale, attraverso il dubbio della scoperta. Infatti c'è un filo comune che lega tutto questo disordine creato da Anarky, un filo che porta dritto al Cappellaio matto. Ad assistere Batman è Bullock, un'altra trovata ottima perché il rapporto tra i due è ricco di contrasti.
Diciamo che non siamo assolutamente sui livelli di Gioco Finale, ma Manapul e Buccellato hanno comunque costruito una buona storia cadendo forse solo sui dialoghi in alcuni punti troppo scontati.
Chiude io numero 41 la nuova vita segreta di Grayson, ora alle prese con un tentativo di strage di massa a Tel Aviv. La serie a volte sembra un po' confusionaria con troppi elementi che vanno a legarsi tra loro, donando al lettore una sorta di quadro con troppo affreschi. Di intuizioni giuste ce ne sono, certo, ma si ha la sensazione che ci sia troppa carne al fuoco per delle dinamiche che, per forza di narrazione, richiedono un tempo più
lungo per essere comprese appieno.
Il numero 41 risulta essere alla fine un numero convincente, anche se il livello scende sempre di un gradino man mano che si leggono in ordine le varie storie. Si parte da un'ottima saga per poi continuare su altre buone intuizioni. Qualche caduta c'è, soprattutto nelle due storie finali per quanto riguarda i dialoghi, ma comunque sia tutto risultare essere accettabile e mai insufficiente. Ora ci aspettiamo il banco di prova più difficile per Snyder: il finale di saga!!
Batman eternal è quanto di più eccezionale ci possa essere nel panorama fumettistico contemporaneo. Snyder si prende la rivincita su tanti detrattori imbastendo con Tynion IV una storia incredibile.
Siamo dinanzi all'Apocalisse batmaniana, al risveglio del caos su Gotham: nulla è scontato con continui colpi di scena che coinvolgono tutti i nemici più acerrimi. Arkham che crolla, strade intrise di sangue, Alfred che lotta fra la morte e la vita e poi Hush, le sue trame e il suo piano diabolico e difficile da contenere.
Batman dimostra tutta la sua forza ma anche molti lati deboli: Hush infatti sembra essere sempre un passo avanti, quest'ultimo ha programmato tutto, ogni minima cosa, ogni guerra ed esplosione. Ha comprato gli agenti, organizzato l'arresto di Gordon, la lite fra le famiglie mafiose di Gotham, tutto per conseguire il suo obiettivo.
La trama è avvincente, un film d'azione senza la minima pausa, senza parole fuori posto o dialoghi facili. Tutto ha il sapore di grande racconto, di una di quelle storie che lasceranno per sempre il segno nel mondo di Batman.
Eternal sta rivoluzionando ogni gerarchia, ogni rapporto di potere della città del Cavaliere Oscuro. Continuiamo ad andare avanti sperando che si continui su questa scia, già, finalmente la testata Batman il Cavaliere Oscuro arriva superare per interesse la testata principale.
Peccato per i disegni che sono un continuo cambiamento di stile che fanno perdere linearità alla raffigurazione, bastava lasciare Fabok a completare questo capolavoro, ma tant'è, va bene così.