domenica 21 ottobre 2012

DUE ANGELI… SENZA LE ALI !




“Da quando tempo sei rimasto lì, in silenzio, ad ascoltarmi, mentre urlavo il dolore della tua mancanza”?!?!
-“Lo sai bene Vasco, io, quando mai rimango fermo!? Ero in movimento, sono sempre in movimento… ogni volta che prendi in mano un microfono”.

Non molto distanti dai due, una porta sbatté in modo veemente; il vento si fece sentire più forte, la tempesta era in arrivo. I due vecchi amici però, non sembravano
sentire nulla; persi, nei loro lontani, ma mai desueti ricordi.

“Ma perché ogni volta ritorni? Perché questo tuo ricordo è così vivo, perché ogni volta che vedo un palco, vedo te?!  Perché, perché ?
 
In quel preciso istante Massimo sorrise; era uno di quei sorrisi che lasciavano intendere  tutto!

- “Ma io non sono mica andato via”, disse Massimo con tono più deciso. “Io non sono mai andato via, son sempre rimasto su quel palco, non sono mai sceso giù; la mia vita, tu lo sai, non mi ha mai permesso di scendere da quel palco. Son sempre rimasto lì, son sempre il solito scalmanato, cosa credi; qui mica gli anni passano, rimani chi sei… chi eri”!

Vasco rimase improvvisamente attonito da quelle parole; spiazzato completamente. La sua proverbiale ironia lasciava spazio ad una magica sensazione, una di quelle sensazioni speciali che arrivano ogni volta che il reale incontra il surreale.

“Si, dai, però ora non fare il saggio, tu non lo sei mai stato! Mica puoi farmi emozionare così, io devo prima prenderti a schiaffi scherzosamente come facevo sempre; oggi non possiamo lasciare spazio solo ai ricordi! Massimo, ancora si può vivere… ancora si può… ancora si può essere angeli, come dicevi tu: senza le ali".

-“Vasco, Vasco… non cambierai mai tu! Hai fermato il tempo pur cambiando le tue visioni. E comunque non preoccuparti, non son diventato un saggio; qui combino un sacco di casini e con la mia chitarra disegno le nuvole… tu le vedi da laggiù, tu, le noti sempre prima degli altri”.

Vasco abbassò la testa, per la prima volta un brivido percorse la sua schiena. Non c’era più niente in quel momento: né realtà, né finzione, né finestre, né vento… solo infinito, terrificante infinito! Vasco era segnato nel volto; alzò gli occhi, ma poi con la testa si rivoltò nuovamente dall’altra parte, quasi come quello che stesse per dire, lo imbarazzava terribilmente e, si sa, quando ci s’imbarazza, è meglio non guardare l’interlocutore dritto negli occhi… le parole potrebbe rimanere in bocca!

“Vedi Massimo, quando la Vita ti toglie un fratello, non riesci più a capire perché si diverta a fare la bastarda con te, non comprendi più il perché di quel fottuto destino. Sai, avrei bisogno di te in questi giorni, ho bisogno di te in alcune notti per tacere la mia solitudine, avrei bisogno di quella tua beffarda voglia di vivere. Ti sembrerò scemo, non è da me, ma di colpo, rivedo tutte quelle benedette diavolerie! Vedi, ora”… In quel momento, Vasco, alzò finalmente gli occhi, finalmente aveva trovato il “coraggio” di guardare Massimo, dritto negli occhi. Davanti a Vasco però non c’era più nessuno! Massimo non c’era o forse, non c’era mai stato…
Così Vasco improvvisamente si alzò dalla poltrona, quasi come un pugile che si rialza dopo esser andato più volte giù al tappeto. I suoi occhi non lasciavano spazio al dolore. Con piccoli passi si recò verso la finestra; il vento si era calmato, la tempesta, ora, era lontana e il sole, colorava di speranze quella giornata particolare.

Vasco si voltò ancora una volta verso la stanza, ora “deserta”, ora vuota… Per un attimo ebbe la sensazione di risentire la voce di Massimo; guardò a destra e poi a sinistra e si! Massimo sembrava ancora vicino, Massimo era lì, Massimo era proprio lì o forse, non era mai andato via!!


ILFOLLE


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